Libellus e Mexicanarum plantarum imaginibus
(Libro delle piante indiane)
Nei primi mesi del 1613 il sodalizio linceo, fondato da un decennio, dà vita a un progetto editoriale di argomento botanico. Viene infatti dato alle stampe un libellus, così definito da Federico Cesi nel verbale di una riunione accademica il 13 gennaio di quell’anno, una semplice raccolta di incisioni che raffigurano piante provenienti dal Messico. Le tavole sono precedute da un frontespizio con dedica a Johann Gottfried von Aschhausen, vescovo di Bamberga, in visita a Roma tra il 1612 e il 1613, da un componimento in greco del linceo Luca Valerio e infine da uno in latino di Johannes Faber.
L’intenzione di Cesi è chiara: ricercare e favorire l’interesse dell’alto prelato per gli studi lincei e inserire l’Accademia in un circuito di contatti e relazioni con il mondo tedesco. L’impresa editoriale lincea riveste un ruolo importante nel percorso scientifico intrapreso dalla giovane istituzione e si concluderà quasi quattro decenni più tardi, nel 1651, con la pubblicazione del Rerum medicarum Novae Hispaniae thesaurus, il cosiddetto Tesoro messicano: molte delle illustrazioni edite nel 1613 confluiranno infatti nella sezione botanica di questo volume.
Del rarissimo stampato sono oggi noti soltanto pochi esemplari, diversi tra loro e per tale ragione di straordinario interesse, pur se la circolazione del libellus è documentata fra i sodali lincei, in ambiente medico e poi collezionistico nel corso dei secoli.






